Quando esplose la vicenda di Pomigliano ricordo che parlai, in prospettiva, di una "Waterloo" sindacale. In realtà, come si sarà capito, più che altro, mi riferivo alla costola Fiom della Cgil: l'ala, per così dire, più oltranzista e dura dell'intero schieramento; l'unica che sarebbe stata lasciata sola allo sbaraglio, per edulcorare, in qualche maniera, l'allineamento che già era in atto da parte delle altre sigle. Il resto del panorama sindacale si è già conformato da almeno tre decenni e non costituisce certo una spina nel fianco delle parti datoriali anzi, con gli innumerevoli accordi vergognosi, succedutisi alla scandalosa "marcia dei 40.000", i vertici sindacali, in cambio dei numerosi scanni d'oro in Parlamento, hanno più che altro svolto funzione di pompieraggio nel far passare le riforme più incredibili ed esecrabili; non ultima, quell'infame "riforma del lavoro", in conseguenza della quale, oggi, non esiste più un solo giovane che possa confidare su un reddito di lunga durata anzi, coloro i quali possono oggi vantare una qualsivoglia forma di sostentamento paragonabile ad un reddito, rappresentano una esigua minoranza, una specie di "paria" che, per una cifra solitamente inferiore ai mille Euro al mese, devono pure ritenersi fortunati, quasi dei prescelti dalla misericordia divina. La possiamo vedere come meglio crediamo ma la sostanza, nuda e cruda, è questa. La deriva sindacale ha radici lontane e ciò che accade oggi, in casa nostra, non è molto dissimile da quanto avvenne negli Usa, più di 50 anni fa, durante gli scioperi degli autotrasportatori. Oggi le tecniche sono più raffinate e non vediamo circolano bande di picchiatori dedite a "convincere" i più riottosi ma, da circa trent'anni, si è aperto un corridoio privilegiato, verso gli alti scanni della politica, nei confronti di quei dirigenti sindacali più "dialoganti"; anche questo è un fatto storico incontestabile: basta fare una semplice conta. In fondo, nella vicenda Pomigliano, la Fiom, per un verso ha rappresentato il "fatt'apposta" per i più creduloni, per quelli che ancora si attendono una degna rappresentatività da parte di organizzazioni per le quali, da tempo ormai, il tesseramento volontario non rappresenta più la maggior risorsa di finanziamento. Credo che, attraverso le sole attività di Caf, gli introiti siano di molto superiori a quelli derivanti dal solo tesseramento in azienda e questo dovrebbe farci riflettere su quale possa essere la reale funzione di queste arcaiche strutture. Proviamo a domandarci perché, se dobbiamo compilare il modello Unico, lo possiamo fare agevolmente online mentre, per compilare il 730, dobbiamo essere presi per mano da un tutore al quale, non è raro dover poi correggere gli errori da egli stesso commessi.
D'altro canto Pomigliano (e poi Mirafiori) ha funzionato, per la Fiom, come la classica "caccavella" che si usa per i latterini: quei pesciolini piccoli piccoli, che si aggirano, talvolta in folti branchi, in prossimità della riva. Un tempo, si usava pescarli affondando una vecchia pentola, riempita con alcune manciate di farina e chiusa da uno straccio al quale era stato praticato un piccolo foro al centro. I latterini non sono comunque gli unici pesci che si pescano creando una trappola senza uscita...
Se la Fiom pensava di avere molte frecce al suo arco, le vicende di questt'ultima settimana hanno comunque scritto la parola fine a qualsiasi velleità circa le sorti di Pomigliano, di Mirafiori e di ogni altra trattativa futura; nel senso che, in futuro, non ci sarà neanche la possibilità di una trattativa: il modello Pomigliano diventa legge dello stato. Punto e fine della questione.
La vicenda di Pomigliano, in fondo, si inserisce perfettamente nel contesto di quanto sta accadendo in questi giorni. A quanto pare, e di questo non si dubitava affatto, l'economia langue. Siccome l'economia langue, le società di rating non trovano di meglio che mettersi a sparare ad alzo zero sui debiti sovrani di mezza Europa. Visto che sono almeno trent'anni che questo problema esiste, non servirebbe certo l'acume di una volpe per capire che si sarebbe potuto cogliere mille altri momenti, più opportuni (specie se pregressi) per dar sfogo a cotanto anelito morale. Per quasi due anni, dopo il crollo del Marzo 2009, le borse di tutto il mondo (un po'meno quella italiana) sono invece risalite, sovente senza una plausibile ragione, sospinte da un mercato asfittico, che sembrava attendere, giorno dopo giorno, un giudizio universale che mai arrivava. Difficile, in quei giorni, trovare anche uno solo, degli odierni strombazzatori, che puntasse il dito contro la speculazione eppure ad agire erano gli stessi speculatori che oggi affossano le borse, sempre in assenza di una concreta causale tecnica. Mentre in gran segreto, in Svizzera andavano a ruba le cassette di sicurezza, dagli schermi televisivi andava in onda la pantomima di coloro i quali magnificavano riprese inesistenti, per tacere di chi vaneggiava addirittura di sordide strategie comuniste.
In fondo, pare di assistere ad una di quelle commedie stracollaudate, dove gli attori recitano da anni le medesime battute. C'è la crisi anzi, è tornata peggiore di prima. Se fallisce la Grecia, crollano le banche e fallisce l'Europa anzi, fallisce il mondo. Poi le banche non falliscono e la Grecia, dopo estenuanti quanto incomprensibili tentennamenti di froilen Merkel, viene in qualche modi aiutata. Dopo la Grecia tocca a Irlanda, Portogallo, Spagna e, in fine, Italia, quella che sarebbe troppo grande per fallire e che comunque ha tanti risparmi (l'argomento è inflazionato... occhio che ci mettono le mani) e poi le sue banche sono solide. Niente da fare, nel giro di un paio di sedute di borsa, il tornado investe anche il nostro paese e, indovinate un po', la quadra viene imbastita proprio nei giorni di ferragosto, quando le più tante fabbriche e attività sono chiuse.
Se escludiamo i razionali islandesi che, con un democratico referendum, hanno dichiarato di non avere alcuna intenzione di riparare, di tasca propria, ai danni provocati dalle loro stesse banche, il resto del mondo occidentale è ora invischiato in un turbinio di tasse, patrimoniali, tagli, incertezze e strozzinaggi di vario tipo da far accapponare la pelle. Nesssun politico (tranne quelli islandesi), nessun manager (tranne i già menzionati islandesi), nessuna banca (tranne... indovinate quali) hanno pagato un solo Euro; i cittadini (tranne...) probabilmente pagheranno per generazioni. Molto si sarebbe potuto fare, in Italia, per affrontare, se non debellare la crisi: penso agli assurdi finanziamenti ai partiti, a quelli alla carta stampata, agli indegni emolumenti ai politici, all'evasione fiscale, ai profitti della mafia, ai profitti dei petrolieri, alla cattiva gestione dei fondi strutturali europei ma evidentemente, tuttte queste cose fanno parte di uno status quo inalterabile, tanto che nessun partito, neanche quelli che intendono promuovere soluzioni alternative, ne fanno menzione. E allora, visto che ormai i governi arrivano perfino a forme di autodenuncia, annunciando tagli prima ancora che gli vengano richiesti (vedi Sarkozy), visto che l'obiettivo più plausibile era quello di accollare le perdite finanziarie alla collettività (quella pagante), quali ragioni potrebbero sussistere al perdurare del trend negativo in borsa? Poco importerà se le decisioni intraprese dal nostro governo non contemplano misure per la crescita; quello che importa è aver accollato il conto ai soliti pagatori.
Non posseggo elementi di analisi tecnica atti a sostenere il mio pensiero ma non mi stupirei se domani, come per incanto, la speculazione si raffreddasse alquanto. Non è l'AT a suggerirmelo ma la semplice logica.